Luglio 21, 2008

Se il supermercato non paga i rifiuti (parte seconda)

Le norme sono state approvate, dal 1° gennaio 2009 alle medio/grandi superfici di vendita i Comuni non potranno più far pagare la tassa rifiuti (o la TIA - Tariffa di Igiene Ambientale).

Stessa sorte per tutte le superfici “produttive” (industrie, artigiani, ecc.) con la sola eccezione degli uffici e dei servizi.

Risultato: a pagare resteranno le altre attività e, soprattutto, le famiglie.

Bel colpo! Abbiamo fatto alcune simulazioni riferite a 4 Comuni italiani che applicano la TIA.

Guardate cosa succede

Luglio 3, 2008

Web e comunicazione pubblica

LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE E POLITICA:

IL DIRITTO DEI CITTADINI A CAPIRE E A ESSERE PARTE ATTIVA NELLE SCELTE DELL’ENTE.

Il premio Nobel per l’economia Jeremy Rifkin ha definito il nuovo millennio l’era dell’accesso. Accesso alla tecnologia, accesso all’informazione, questi sembrano essere gli elementi in cima alle agende di quanti devono governare i complessi processi di gestione degli ambiti sociali.

Le pubbliche amministrazioni hanno cominciato a porsi il problema, e in qualche caso abbiamo degli eccellenti casi di studio, e’ necessario sempre di piu’ ampliare pero’ l’offerta informativa che la PA deve al cittadino, insieme a quei servizi che consentono di aprire un dialogo diretto ed ottimizzare tempi e costi.

Uno dei compiti di una moderna amministrazione pubblica e’ comunicare le sue scelte alla cittadinanza, cittadinanza che sempre piu’ spesso chiede di essere parte attiva di queste scelte.

All’ente locale occorre una comunicazione che vada ben oltre all’ufficio stampa e all’ufficio relazioni con il pubblico.

E’ necessario comunicare attività, iniziative culturali e istituzionali: in modo da interpretare le aspettative dei cittadini e’ necessario coinvolgere i cittadini, e’ necessario esserne il riferimento.

Il cittadino ha voglia di esprimere il suo parere, di interloquire e’ interesse della pubblica amministrazione aprire un canale continuo.

La tecnologia in questo puo’ agevolare moltissimo le scelte degli amministratori.

Azioni particolari, come i grandi progetti, interessano una fascia particolare della cittadinanza; nella maggioranza dei casi pero’, i cittadini valutano i riflessi delle scelte amministrative sulla propria vita, sul grado di vivibilità – dalla qualità dell’ambiente alla fruizione dei servizi. Trovare un canale che li coinvolga, che consenta di avere il polso della situazione, che metta in moto la partecipazione puo’ non essere solo una chimera .

E’ difficile interpretare in modo scientifico il grado di coinvolgimento che si riesce ad ottenere; la pubblica amministrazione ha oggi l’opportunita’ di coinvolgere gli abitanti – siano essi residenti e non – aziende e strutture di altro livello, il personale interno, per creare quel feeling, necessario a capire i bisogni delle città, a proporre e soprattutto a concordare soluzioni e, non da ultimo, per essere rimessi in gioco elettoralmente

Le possibilità per l’ente locale, per aprire la strada a una comunicazione a due vie – andata e ritorno -, sono oggi molteplici: e’ necessario mettersi in gioco, una volta aperta questa via di comunicazione bisogna dedicare tempo e risorse, ma il successo e’ assicurato.

Infatti, oltre alla comunicazione istituzionale che si costruisce attraverso forme di approccio mainstream (uno a molti) e’ possibile, e diremmo anche auspicabile una comunicazione che vuole aprire conversazioni, il web consente questa possibilita’.

Il web, come noto, serve per avere visibilità ma questa si ottiene solo se si conversa dicendo cose interessanti aprendo il più possibile al dibattito,

alla discussione e alla partecipazione.

Lo strumento piu’ semplice per avviare questo processo e’ il blog: un luogo dove è possibile allargare il gruppo di persone che frequentano il web, un luogo dove le persone vengono perchè è gradevole, tornano perché è interessante e perchè possono dire la loro. Una porta dalla politica al mondo e ritorno, la cosa più importante è il ritorno.

Non è una comunicazione mainstream (uno a molti, come la tv, i giornali ecc) ce n’e’ a sufficienza ed e’ poco soddisfacente, ma una socializzazione. Un blog e’ uno strumento irrinunciabile per la comunicazione nell’era dell’accesso.

E’ uno strumento che viene costantemente alimentato, che avrà anche aree tematiche, che vedrà il contributo di tutti quelli che riterranno opportuno uno spazio di scambio dove la sostenibilità è l’elemento centrale.

La politica lo deve ai cittadini, i cittadini lo chiedono alla politica. Un modo per aprire al resto del mondo.

Febbraio 20, 2008

Cartucce esauste e paradossi legislativi

di Lorenzo Pezzato*

A volte si fa difficoltà a comprendere determinati meccanismi della legge, che appaiono come perversi intrecci di ragionamenti, spirali di insensatezza tecnica e giuridica che non lasciano scampo.

Un esempio palese e paradossale riguarda degli oggetti di uso talmente comune ed intensivo da essere entrati nella top-ten delle pertinenze del quotidiano: le cartucce per le stampanti.

Le cartucce per stampanti laser contengono un inchiostro in polvere chiamato toner, una miscela di scaglie di ferro che lo rendono sensibile all’attrazione magnetica, scaglie di plastica che fondendosi (ed è questo il motivo per cui i fogli escono caldi dalla stampante) lo fissano sulla carta, ed infine pigmenti di varia natura utilizzati per dargli il colore.

Naturalmente più le particelle sono piccole e sferiche, maggiore sarà la resa in termini di definizione.

Queste caratteristiche rendono il toner una sostanza potenzialmente pericolosa se inalata, ingerita o fatta venire a contatto con gli occhi od altre parti delicate del corpo. Essendo altamente volatile è altrettanto pericolosa se dispersa nell’ambiente.

Per il resto una cartuccia laser è costituita da alluminio (il tamburo fotosensibile), ferro (viti, perni, etc.), rame (i contatti elettrici) e vari tipi di plastica (il “guscio”, gli ingranaggi, etc.), tutti materiali riciclabili praticamente al 100%.

Quando in ufficio consumiamo una cartuccia (quindi esauriamo il toner che c’era al suo interno) e la sostituiamo, quella cartuccia cambia il suo status oggettivo, diventando di fatto un rifiuto. Non è questa la sede appropriata per dilungarsi in illustrazioni dei percorsi normativi per cui questo accade, basti sapere che così accade oggi.

Ne risulta che le aziende che si occupano di trasporto, trattamento o rigenerazione (ricarica) di cartucce esaurite debbano essere considerate a tutti gli effetti aziende che si occupano di gestione rifiuti speciali, con gli oneri che ciò comporta e di cui vale la pena dare un breve elenco: costosissime autorizzazioni per il sito in cui le cartucce vengono stoccate o rigenerate, autorizzazioni per emettere in atmosfera l’aria proveniente dagli impianti utilizzati per la captazione delle polveri, visite mediche specifiche per il personale, autorizzazioni per poter trasportare le cartucce stesse, perizie tecniche sui mezzi utilizzati per il trasporto, polizze a copertura di eventuali danni ambientali e fideiussioni bancarie.

E stiamo parlando di cartucce vuote, che però –ed è vero- conservano all’interno tracce di toner, anche se per la verità sempre meno da quando l’economia ha tirato il freno a mano e i clienti cercano di risparmiare su tutto, anche cercando di consumare gli ultimi granelli di polvere.

Qualcosa evidentemente non quadra.

Se la potenziale pericolosità dell’oggetto-cartuccia risiede completamente nella polvere di toner, allora perché non dovrebbero essere soggetti alle stesse normative anche gli ipermercati che nei magazzini ne conservano a migliaia, per di più al massimo della carica? E se un tir che ne trasporta quindici bancali di piene si rovescia in autostrada disperdendo il carico ed inquinando la zona, perché non doveva viaggiare munito delle stesse autorizzazioni che vengono richieste a chi ne trasporta quindi bancali di vuote?

È chiaro che una cartuccia piena ha un potenziale inquinante maggiore di una vuota ma con qualche residuo, lo capirebbe chiunque.

La definizione di rifiuto è: “qualunque sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi, voglia od abbia l’obbligo di disfarsi”. Una persona che entra in un negozio ed acquista per il proprio ufficio delle cartucce nuove e piene, evidentemente non compie alcuna delle azioni sopra menzionate, perciò può andarsene in giro allegramente per la città con etti di toner sul sedile del passeggero, senza che –potenza della normativa- questo sia considerato un rifiuto speciale come quando quelle stesse cartucce saranno esaurite.

 

* 35 anni, veneziano di origine ma trevigiano di adozione,  si occupa dal 1997 di tematiche ambientali e di gestione di aziende inserite nel circuito del riciclaggio dei rifiuti.  Presidente di Assoritech - associazione nazionale degli operatori del riutilizzo, Direttore della rivista Il Rigeneratore Italiano.  Pubblicista per diverse testate a carattere culturale e tecnico.

Febbraio 6, 2008

Ma Napoli è così lontana?

di Umberto

Presentato oggi il “Rapporto rifiuti 2007″ annuale compendio statistico della produzione - e raccolta, smaltimento, recupero - dei rifiuti nel nostro Paese.

Accanto al dato significativo del continuo aumento della produzione di rifiuti - siamo a 640 kilogrammi prodotti da ognuno di noi ogni anno - c’è una curiosità che, in tempo di emergenza in Campania fa discutere: presa ad esempio la provincia di Pavia (profondo Nord, autosufficiente nello smaltimento e che, su diktat del Presidente della Regione non ha accolto - pur potendolo fare - un solo kilo di rifiuti di Napoli) notiamo che solo dieci comuni raccolgono differenziatamente più del 37% esattamente come la provincia di Napoli…

C’è molto da fare, pensando che l’obiettivo era raggiungere in tutto il Paese una percentuale di raccolta differenziata pari al 40% entro il 2007 ed invece siamo a poco più del 25%.

Gennaio 31, 2008

Se il supermercato non paga i rifiuti

di Umberto

Il 29 Gennaio è stato pubblicato il “correttivo” del “codice dell’ambiente”.

Si tratta di 80 pagine di norme che modificano ed integrano il decreto 152 del 2006 e che, in particolare, stabiliscono che supermercati ed industrie non pagheranno più la Tassa o la Tariffa per lo smaltimento dei rifiuti.

In realtà la norma non consente l’assimilazione agli urbani dei rifiuti speciali (la possibilità, cioè, che i rifiuti prodotti dalle attività commerciali ed industriali, che, di norma, sono “speciali”, possano essere ritirati dal servizio pubblico) prodotti su superfici produttive e di vendita superiori a 450 mq nei comuni con meno di 10.000 abitanti e superiori a 750 mq negli altri comuni, ma la conseguenza diventa immediata: se i rifiuti non sono assimilati e non possono essere, quindi, ritirati dal servizio pubblico, il comune non può farsi pagare per il ritiro.

Bel colpo perché, considerato che i costi dei servizi non diminuiranno per questo (ci sarebbe da discutere a lungo e approfonditamente…se qualcuno se la sente), succederà che altri dovranno sostituirsi al pagamento: piccoli negozi, piccole attività e, soprattutto, le famiglie.

Unico aspetto positivo (così per dire) è che per entrare definitivamente in vigore la norma ha bisogno di un “Regolamento d’attuazione”: la speranza è che – se e quando uscirà – possa allontanare gli scenari peggiori…

Gennaio 31, 2008

STATEoftheNET

8 e 9 febbraio ad Udine STATEoftheNET un’ottima occasione di confronto e di approfondimento.

Noi ci siamo.

Gennaio 29, 2008

Modi di partecipazione

la settimana scorsa siamo stati ricevuti da un giovane assessore di un comune dell’Oltrepo’: il tema era la comunicazione, il web e la possibilita’ da parte della PA di fornire servizi che aumentassero la partecipazione dei cittadini.

Leggo oggi Maurizio che ripropone in modo molto lineare e chiaro il concetto di partecipazione.

Dice:

Non posso che condividere il pensiero di Gary Hayes quando afferma che non è possibile esprimere una definzione del concetto a livello assoluto, ma che ci sono diversi gradi di partecipazione.
Il concetto di partecipazione e di collaborazione sui media digitali non sono ancora stati esplorati in modo approfondito.

Esistono infatti oltre a diversi livelli di partecipazione anche:

  • diverse modalità di partecipazione
  • diversi stili di partecipazione
  • diversi contesti di partecipazione
  • diversi obiettivi di partecipazione

Proporre una tassonomia di partecipatori rappresenta pertanto una prima analisi per comprendere i processi di co-creazione in rete.

Non tutti sono partecipatori allo stesso modo nelle stesse comunità e allo stesso tempo, per questo è importante cominciare a comprendere i differenti contesti in cui differenti segmenti di persone ad esempio fruiscono i contenuti digitali in modo passivo, interattivo, partecipativo/collaborativo.

Non e’ lo strumento che fa il successo ma la capacita’ di coinvolgimento che si riesce ad esprimere, il tipo di offerta, e soprattutto la focalizzazione dell’obiettivo e dello strumento da utilizzare per raggiungere gli obiettivi prefissi.

Gennaio 29, 2008

Molti PC e poca efficenza nei comuni italiani

Un recente studio di Ocap (Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche della Sda Bocconi), monitora la situazione dei comuni italiani. Pare non manchino i PC ma i servizi sono carenti ed inefficenti.

” Nel 60% dei Comuni con più di 40.000 abitanti il rapporto tra computer e dipendenti è ormai di uno a uno, il 66,4% ha un sito internet da almeno cinque anni e praticamente in tutti i casi (98,4%) almeno l’edificio principale è cablato, dice il rapporto dell’Università Bocconi.”

“I veri problemi stanno in un backoffice frammentato, che si riflette in una scarsa integrazione dei processi e in una limitata offerta di servizi on line ai cittadini”, dice lo studio.

Di fronte ad una crescente domanda di servizi, spesso i comuni non riescono ad offrire risposte significative.

E’ una problematica su cui e’ necessario riflettere.

La nostra esperienza ci dice che l’attenzione e’ elevata e spesso i comuni cercano di metterci una toppa, e’ necessario pero’ accelerare i tempi. Va fatto uno sforzo culturale per facilitare e promuovere l’accesso.

La fonte e’ Reuters  l’intero e documentato articolo lo trovi qui.

Gennaio 28, 2008

Disinventare la modernita’

I politici snocciolano sempre più spesso presunti “dati scientifici” nei loro discorsi. Conservatori o progressisti che siano, tutti si affannano ad assicurarsi il sostegno di qualche “dato certo”, fornito da “esperti”, per le loro opinioni e decisioni. Come se vi fossero certezze sui fatti e univocità di interpretazioni. Le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche hanno contribuito a creare il nostro mondo moderno. L’hanno reso più vivibile e confortevole. Ma nessun esperto, nessuno scienziato, può controllare e prevedere ogni cosa. E gli “effetti collaterali” dello sviluppo si moltiplicano e amplificano. Che fare? Che fare se l’intreccio di fatti e valori sembra destinato a riproporsi, a dispetto del progresso e della modernità, e diversi sistemi di valori si affrontano? Latour in queste brevi conversazioni delinea una risposta forte. Bisogna “disinventare” la modernità e costruire spazi di mediazione, di negoziazione, fra diverse culture, saperi e tradizioni. Solo attraverso l’idea di un mondo comune potremo comprenderne la pluralità.

Via Eleuthera . Io conto di leggerlo :-)

Gennaio 27, 2008

Silver Surfer

Abbiamo letto di un compattamento delle categorie che utilizzano il web. Sembra che il digital divide vada a colpire coloro che non sanno usare il PC, non lo posseggono perche’ troppo costoso, non sanno cosa andare a fare in rete.

Da Repubblica questa notizia che da un lato decisamente controtendenza senz’altro ci deve far pensare a prodoti e servizi che vadano a portre il web2.0 fuori dai circoli degli utilizzatori abituali.

“In Gran Bretagna sono la categoria più in espansione fra gli internauti La tendenza viene dagli Usa e si avvicina all’Europa. Ma l’Italia è ancora in ritardo…
negli Stati Uniti per i pensionati la rete da tempo non è più tabù con il 22 per cento dei +65 che la usa abitualmente. E la tendenza sembra prendere piede anche in Europa, con i paesi del nord che la stanno recependo prima - Gran Bretagna in testa - mentre i mediterranei Italia e Spagna rimangono più indietro. Anche in Germania e Francia, sempre secondo Nielsen, gli internauti over 55 nell’ultimo anno sono cresciuti in media di tre punti (da 18 a 22 % in Germania, da 17 a 19 % in Francia nel periodo ottobre 2006-2007).
… L’ultimo rapporto Censis/Repubblica informa che un quinto gli over 60 in Italia usa quotidianamente internet per più di un’ora…”

Un occhio a questa tendenza va dato, e’ necessario sempre di piu’ che le facility rappresentate dal web siano disponibili a vastissimo raggio.
Una occasione ghiotta per le pubbliche amministrazioni grandi e piccole.