Novembre 6, 2009

A proposito dell’IVA

Ma davvero stiamo pagando più del dovuto per la gestione dei rifiuti?

A fine luglio una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che la TARSU – la tassa applicata ancora dalla stragrande maggioranza dei Comuni – e la TIA – la “nuova” tariffa che sostituisce la tassa e che è applicata in circa 1.350 comuni italiani di cui 5 in provincia di Pavia – hanno la stessa natura tributaria: quindi non possono essere gravate dall’IVA.

Ne parliamo con Umberto Montagna – contitolare di Sfera Srl, società di consulenza per la Pubblica Amministrazione e che da anni si occupa di applicazione della TIA: allora abbiamo pagato tutti più del dovuto?

Occorre fare chiarezza: stiamo parlando solo della TIA e non anche della TARSU (come purtroppo ho letto frequentemente) perché su quest’ultima non è mai stata applicata l’IVA e, quindi, il consumatore, in questo caso, non ha nulla da rivendicare. Inutile quindi presentare ricorsi e altro.

Quindi la cosa interessa quante persone?

Ad oggi in Italia circa 16 milioni di abitanti pagano la TIA, ma il problema riguarda potenzialmente tutti, perché la TIA è destinata – una volta o l’altra – ad interessare tutti i Comuni e, quindi, se non si fa chiarezza il problema diventa devastante.

Facciamola allora chiarezza…

Primo: la Corte costituzionale ha emanato una sentenza e, senza dilungarci nel formalismi di legge, perché i gestori possano “togliere” l’IVA occorre che un provvedimento legislativo istituisca la TIA come “tributo” (questo prevede la nostra Costituzione), fino ad allora valgono le deliberazioni dell’Agenzia delle Entrate che hanno più volte chiarito che sulla TIA va applicata l’IVA del 10%. In sostanza una eliminazione tout court dell’IVA farebbe incorrere i gestori nel reato di danno erariale.

Mi faccia capire meglio

Facciamo un esempio concreto: l’azienda che applica la TIA, incassa l’IVA e la riversa all’erario, che annualmente incassa con questa entrata circa 200 milioni di euro: difficile che ci rinunci a cuor leggero…

Quindi inutile chiedere rimborsi

Il problema non è questo, ma il destinatario: è evidente che il ricorso non posso che presentarlo a chi mi ha emesso la fattura, ma è altrettanto evidente che, trattandosi di una sentenza e non di un errore del gestore, quest’ultimo dovrà ricevere dallo Stato l’IVA che ha versato per poterla restituire: il Governo, per bocca di due sottosegretari, ha chiarito una settimana fa che sta valutando la situazione per stabilire modi e tempi per eventuali rimborsi.  La mobilitazione dei consumatori serve a sollecitare una decisione –cosa che tutti, anche i gestori, auspicano sia chiara e soprattutto in tempi brevi -, ma non possono dare immediatamente l’effetto della restituzione.

In sostanza per pagare meno dovremo attendere nuove disposizioni?

E questo è il secondo problema: per l’eventuale restituzione bisogna attendere quei provvedimenti che ricordavo e per vedere eliminata l’IVA occorre una legge che istituisca il tributo TIA, ma anche se così fosse – e non è detto perché sono in corso integrazioni legislative al “Codice dell’Ambiente” che, peraltro, definisce una nuova “tariffa” (praticamente identica alla attuale TIA) come “corrispettivo” e, quindi, non tributo e soggetto a IVA – non ci dobbiamo aspettare riduzioni.

Mi sta dicendo che c’è l’inganno?

No, assolutamente, tutto è trasparente, ma, forse, non conosciuto nermmeno da chi promuove i ricorsi.

Cerco di essere chiaro: la TIA copre dei costi che vengono rilevati attraverso un “piano finanziario” approvato annualmente dai Comuni.

I costi inseriti sono all’imponibile, cioè, anche quando il gestore paga l’IVA per forniture ed acquisti, questa aliquota viene scorporata; sugli importi tariffari emessi – e che nel totale imponibile devono corrispondere al totale del piano finanziario – viene poi applicata l’IVA del 10%.

Nel caso del ”tributo” – ed è ciò che avviene per i calcoli della TARSU – i costi sono invece conteggiati al lordo dell’IVA che diventa un costo per il gestore: in sostanza non può “detrarla”.

Quindi, nella migliore delle ipotesi, a parità di imponibile dei costi il risultato tariffario sarebbe lo stesso: 100 euro imponibili di costi equivalgono a 100 euro più IVA in caso di tariffa e a 110 euro senza IVA in caso di tassa.

Perché dice nel migliore dei casi?

Perché l’IVA pagata dal gestore non è esclusivamente del 10% – come nel caso dello smaltimento -, ma a volte anche del 20% e, quindi, il costo “lordo” non sempre è imponibile più 10%.

Anzi un monitoraggio effettuato a livello nazionale ha evidenziato che la media è circa il 14%: quindi il passaggio a tributo potrebbe comportare un aumento secco del 4% rispetto ad oggi.

In più oggi le utenze non domestiche “scaricano” l’IVA pagata, mentre con il passaggio a tibuto sopporterebbero il costo di quel 10%.

Mi sta dicendo che siamo destinati a pagare sempre di più?

Forse varrebbe più la pena di concentrarsi sui costi reali del servizio, sulla raccolta differenziata e su una maggiore equità nel pagamento che, va ricordato, nel caso della TIA si basa sul principio di chi più inquina più paga, rapportando le tafiffe anche al numero delle persone che occupano i locali e non solo alla superficie.

Quello che eviterei assolutamente  è il non pagare in toto le fatture emesse in attesa di restituzione dell’IVA perché il solo risultato sarebbe l’addebito di interessi…

Luglio 13, 2009

TIA obbligatoria dal 2010?

Il decreto “anticrisi” – DL 78/09 – pubblicato sulla G.U. il 1° Luglio – ha sanato una incongruenza della precedente legge 13 che, in caso di non emanazione del regolamento di attuazione dell’art. 238 del Codice dell’Ambiente (quello che istituisce la nuova Tariffa Integrata Ambientale) avrebbe consentito ai Comuni di passare al nuovo sistema dal 1° luglio.

Come si potesse pensare di applicare Tarsu nei primi sei mesi e TIA nel secondo semestre era frutto di menti diaboliche.

Ora tutto è più lineare: dal 1° gennaio 2010 i Comuni che vorranno potranno passare a TIA o con il nuovo regolamento – se emanato entro il 31 Dicembre – o con l’attuale DPR 158.

Allo stato dell’arte però restano due capisaldi che dovranno essere chiariti:

  • la TIA dal 1° gennaio 2010 è obbligatoria per tutti i Comuni
  • dal 14 Agosto 2009 non è più possibile applicare la Tarsu ai rifiuti assimilati.

Nell’attesa è opportuno che i Comuni comincino a verificare ipotesi e scenari di possibile applicazione della TIA in considerazione delle varie attività propedeutiche all’istituzione ed applicazione della Tariffa.

Ma quanti sono i Comuni che applicano la TIA a tutto il 2008?

Ecco i dati del “Rapporto rifiuti 2008” di Ispra (ex Apat) e Osservatorio Nazionale sui Rifiuti:

Comuni aTIA 2008

Quindi l’85% dei Comuni italiani si troverà nella situazione di decidere cosa fare o, se non muta lo scenario, a come farlo.

Aprile 21, 2009

Campagne elettorali e consenso

Maria Teresa Torretta ha recentemente presentato all’Università di Pavia, all’interno del corso “Cittadini, elezioni, partiti” una pubblicazione su 20 anni di attività – campagne elettorali, strategie di comunicazione – al Comune di Cesano Boscone (MI).

Una sintesi del lavoro è consultabile

Aprile 9, 2009

Successo del convegno sui rifiuti assimilati

Grande e qualificata partecipazione al convegno “Le nuove norme sui rifiuti delle attività : chi ne fa le spese ? ” organizzato da Cna provinciale e Cna Regionale nella sede della Camera di Commercio di Pavia. Dopo il saluto del Presidente della Camera di Commercio, Piero Mossi ha introdotto i lavori il presidente Cna Franco Durio. “ “L’applicazione della modifica dell’art. 195 del codice dell’ambiente con le successive proroghe di applicazione rischiano di avere un impatto dirompente sui bilanci delle imprese e non solo, anche dei cittadini” – ha dichiarato il presidente Durio- “Nella sostanza le nuove norme impongono ai comuni di applicare una tariffa e non più la Tarsu, alla gestione dei rifiuti speciali assimilati agli urbani, escludendo però dalla possibilità di assoggettamento alla privativa comunale quei rifiuti prodotti nelle aree produttive di qualsiasi dimensione, compresi i depositi di materie prime. Cna ha organizzato questo convegno per cercare di capire e spiegare quali effetti potrà avere la nuova normativa sia sull’utenza domestica sia sui produttori di rifiuti speciali non più soggetti alla privativa comunale e sul sistema di gestione di raccolta e smaltimento ad oggi in essere.” Il quadro che è stato delineato dai relatori non è stato molto confortante : Giuseppe Mulazzi, in rappresentanza di Federambiente ha evidenziato le difficoltà gestionali che dovranno affrontare le aziende del servizio pubblico a fronte della liberalizzazione imposta, nonché della potenziale perdita di introiti da parte dei comuni che non potranno più applicare la privativa comunale per i rifiuti delle attività esclusi dall’assimilazione. Umberto Montagna – socio di Sfera Soluzioni – ha poi illustrato le proiezioni fatte sull’applicazione delle nuove norme su alcuni comuni presi a campione. Nel particolare sono emersi preoccupanti aumenti a carico delle rimanenti attività con rifiuti in “privativa” e per le famiglie. L’applicazione diventa più “elastica” sono nel caso di applicazione della tariffa, che consente di adottare criteri particolari per determinare la “quota fissa” che deve coprire tutti i costi non strettamente legati alla produzione dei rifiuti – come lo spazzamento e la pulizia delle strade – e la “quota variabile” che, invece, può essere commisurata pienamente applicando le nuove norme. Roberto Bertoli, già assessore al bilancio del Comune di Firenze, ha evidenziato la necessità di ampliare la base imponibile per la tassa o la tariffa, attraverso la lotta all’evasione e alla elusione, raccontando del caso, vissuto direttamente, che ha consentito un recupero di più del 18% di superfici imponibili. Attraverso queste attività risulta meno gravosa l’applicazione delle nuove norme: in sostanza “pagare tutti per pagare meno”. Nel dibattito seguito è emersa la preoccupazione dei Comuni sulla incertezza di applicazione delle norme che dovrebbero entrare in vigore il 14 agosto e dei gestori dei servizi di igiene urbana che potrebbero vedersi mantenere alti costi di gestione e di smaltimento, a fronte di un ridotto introito. Ma il vero problema, ha concluso Tommaso Campanile – responsabile del dipartimento ambiente della CNA nazionale – è l’indeterminatezza delle norme, dei tempi della loro attuazione.  mentre sembra certo che – allo stato attuale – i Comuni dovranno applicare la TIA dal 1° gennaio 2010, il rischio è che le legittime aspirazioni delle attività economiche a pagare il giusto per il servizio fornito, venga frustrato dalle lungaggini legislative – al momento non c’è traccia del regolamento attuativo che doveva essere approvato entro maggio 2008 – e dai costi “indiretti” che spesso vengono caricati sui gestori del servizio da parte dei Comuni. Nella sostanza il convegno è servito a ribadire la necessità di norme precise e tempi certi per evitare che a fare le spese delle nuove norme finiscano per essere tutti: i cittadini, le imprese, i comuni e i gestori del servizio, senza un vero vantaggio.

Marzo 23, 2009

A Pavia per discutere di rifiuti assimilati

Negli ultimi anni l’evoluzione delle normative stanno modificando la gestione dei rifiuti speciali prodotti dalle attività economiche.

All’inizio del 2008 sono intervenute nuove norme che – al di là delle interpretazioni sui tempi di attuazione – ridisegnano profondamente il settore, eliminando dalla privativa comunale molte attività che, se da una parte non sarebbero più assoggettate al pagamento del servizio pubblico – Tarsu o Tariffa di Igiene Ambientale -, dall’altro si troverebbero nella necessità di gestire in modo completamente nuovo i propri rifiuti.

In attesa della fissazione dei criteri per l’assimilazione agli urbani dei rifiuti speciali i vari attori si trovano a muoversi senza un orientamento condiviso: sono a confronto le esigenze dei produttori dei rifiuto, dei gestori del servizio pubblico, delle pubbliche amministrazioni per trovare un terreno comune d’azione.

Ne discutiamo a Pavia nella Sala Consiliare della Camera di Commercio l’8 Aprile 2009 dalle 9,30.

Il Programma prevede, dopo i saluti del Presidente della Camera di Commercio e del CNA Provinciale:

Giuseppe Mulazzi – Giunta esecutiva Federambiente: Le nuove norme: dal D.LGS 4/08 alla legge 13/09

Umberto Montagna – Sfera Soluzioni: Simulazioni di impatto delle nuove norma sull’utenza

Roberto Bertoli - Esperto di finanza locale: Strumenti di equità per i Comuni

Le conclusioni sono affidate a Tommaso Campanile – Responsabile Nazionale Dipartimento Ambiente CNA

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Luglio 21, 2008

Se il supermercato non paga i rifiuti (parte seconda)

Le norme sono state approvate, dal 1° gennaio 2009 alle medio/grandi superfici di vendita i Comuni non potranno più far pagare la tassa rifiuti (o la TIA – Tariffa di Igiene Ambientale).

Stessa sorte per tutte le superfici “produttive” (industrie, artigiani, ecc.) con la sola eccezione degli uffici e dei servizi.

Risultato: a pagare resteranno le altre attività e, soprattutto, le famiglie.

Bel colpo! Abbiamo fatto alcune simulazioni riferite a 4 Comuni italiani che applicano la TIA.

Guardate cosa succede

Luglio 3, 2008

Web e comunicazione pubblica

LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE E POLITICA:

IL DIRITTO DEI CITTADINI A CAPIRE E A ESSERE PARTE ATTIVA NELLE SCELTE DELL’ENTE.

Il premio Nobel per l’economia Jeremy Rifkin ha definito il nuovo millennio l’era dell’accesso. Accesso alla tecnologia, accesso all’informazione, questi sembrano essere gli elementi in cima alle agende di quanti devono governare i complessi processi di gestione degli ambiti sociali.

Le pubbliche amministrazioni hanno cominciato a porsi il problema, e in qualche caso abbiamo degli eccellenti casi di studio, e’ necessario sempre di piu’ ampliare pero’ l’offerta informativa che la PA deve al cittadino, insieme a quei servizi che consentono di aprire un dialogo diretto ed ottimizzare tempi e costi.

Uno dei compiti di una moderna amministrazione pubblica e’ comunicare le sue scelte alla cittadinanza, cittadinanza che sempre piu’ spesso chiede di essere parte attiva di queste scelte.

All’ente locale occorre una comunicazione che vada ben oltre all’ufficio stampa e all’ufficio relazioni con il pubblico.

E’ necessario comunicare attività, iniziative culturali e istituzionali: in modo da interpretare le aspettative dei cittadini e’ necessario coinvolgere i cittadini, e’ necessario esserne il riferimento.

Il cittadino ha voglia di esprimere il suo parere, di interloquire e’ interesse della pubblica amministrazione aprire un canale continuo.

La tecnologia in questo puo’ agevolare moltissimo le scelte degli amministratori.

Azioni particolari, come i grandi progetti, interessano una fascia particolare della cittadinanza; nella maggioranza dei casi pero’, i cittadini valutano i riflessi delle scelte amministrative sulla propria vita, sul grado di vivibilità – dalla qualità dell’ambiente alla fruizione dei servizi. Trovare un canale che li coinvolga, che consenta di avere il polso della situazione, che metta in moto la partecipazione puo’ non essere solo una chimera .

E’ difficile interpretare in modo scientifico il grado di coinvolgimento che si riesce ad ottenere; la pubblica amministrazione ha oggi l’opportunita’ di coinvolgere gli abitanti – siano essi residenti e non – aziende e strutture di altro livello, il personale interno, per creare quel feeling, necessario a capire i bisogni delle città, a proporre e soprattutto a concordare soluzioni e, non da ultimo, per essere rimessi in gioco elettoralmente

Le possibilità per l’ente locale, per aprire la strada a una comunicazione a due vie – andata e ritorno -, sono oggi molteplici: e’ necessario mettersi in gioco, una volta aperta questa via di comunicazione bisogna dedicare tempo e risorse, ma il successo e’ assicurato.

Infatti, oltre alla comunicazione istituzionale che si costruisce attraverso forme di approccio mainstream (uno a molti) e’ possibile, e diremmo anche auspicabile una comunicazione che vuole aprire conversazioni, il web consente questa possibilita’.

Il web, come noto, serve per avere visibilità ma questa si ottiene solo se si conversa dicendo cose interessanti aprendo il più possibile al dibattito,

alla discussione e alla partecipazione.

Lo strumento piu’ semplice per avviare questo processo e’ il blog: un luogo dove è possibile allargare il gruppo di persone che frequentano il web, un luogo dove le persone vengono perchè è gradevole, tornano perché è interessante e perchè possono dire la loro. Una porta dalla politica al mondo e ritorno, la cosa più importante è il ritorno.

Non è una comunicazione mainstream (uno a molti, come la tv, i giornali ecc) ce n’e’ a sufficienza ed e’ poco soddisfacente, ma una socializzazione. Un blog e’ uno strumento irrinunciabile per la comunicazione nell’era dell’accesso.

E’ uno strumento che viene costantemente alimentato, che avrà anche aree tematiche, che vedrà il contributo di tutti quelli che riterranno opportuno uno spazio di scambio dove la sostenibilità è l’elemento centrale.

La politica lo deve ai cittadini, i cittadini lo chiedono alla politica. Un modo per aprire al resto del mondo.

Febbraio 20, 2008

Cartucce esauste e paradossi legislativi

di Lorenzo Pezzato*

A volte si fa difficoltà a comprendere determinati meccanismi della legge, che appaiono come perversi intrecci di ragionamenti, spirali di insensatezza tecnica e giuridica che non lasciano scampo.

Un esempio palese e paradossale riguarda degli oggetti di uso talmente comune ed intensivo da essere entrati nella top-ten delle pertinenze del quotidiano: le cartucce per le stampanti.

Le cartucce per stampanti laser contengono un inchiostro in polvere chiamato toner, una miscela di scaglie di ferro che lo rendono sensibile all’attrazione magnetica, scaglie di plastica che fondendosi (ed è questo il motivo per cui i fogli escono caldi dalla stampante) lo fissano sulla carta, ed infine pigmenti di varia natura utilizzati per dargli il colore.

Naturalmente più le particelle sono piccole e sferiche, maggiore sarà la resa in termini di definizione.

Queste caratteristiche rendono il toner una sostanza potenzialmente pericolosa se inalata, ingerita o fatta venire a contatto con gli occhi od altre parti delicate del corpo. Essendo altamente volatile è altrettanto pericolosa se dispersa nell’ambiente.

Per il resto una cartuccia laser è costituita da alluminio (il tamburo fotosensibile), ferro (viti, perni, etc.), rame (i contatti elettrici) e vari tipi di plastica (il “guscio”, gli ingranaggi, etc.), tutti materiali riciclabili praticamente al 100%.

Quando in ufficio consumiamo una cartuccia (quindi esauriamo il toner che c’era al suo interno) e la sostituiamo, quella cartuccia cambia il suo status oggettivo, diventando di fatto un rifiuto. Non è questa la sede appropriata per dilungarsi in illustrazioni dei percorsi normativi per cui questo accade, basti sapere che così accade oggi.

Ne risulta che le aziende che si occupano di trasporto, trattamento o rigenerazione (ricarica) di cartucce esaurite debbano essere considerate a tutti gli effetti aziende che si occupano di gestione rifiuti speciali, con gli oneri che ciò comporta e di cui vale la pena dare un breve elenco: costosissime autorizzazioni per il sito in cui le cartucce vengono stoccate o rigenerate, autorizzazioni per emettere in atmosfera l’aria proveniente dagli impianti utilizzati per la captazione delle polveri, visite mediche specifiche per il personale, autorizzazioni per poter trasportare le cartucce stesse, perizie tecniche sui mezzi utilizzati per il trasporto, polizze a copertura di eventuali danni ambientali e fideiussioni bancarie.

E stiamo parlando di cartucce vuote, che però –ed è vero- conservano all’interno tracce di toner, anche se per la verità sempre meno da quando l’economia ha tirato il freno a mano e i clienti cercano di risparmiare su tutto, anche cercando di consumare gli ultimi granelli di polvere.

Qualcosa evidentemente non quadra.

Se la potenziale pericolosità dell’oggetto-cartuccia risiede completamente nella polvere di toner, allora perché non dovrebbero essere soggetti alle stesse normative anche gli ipermercati che nei magazzini ne conservano a migliaia, per di più al massimo della carica? E se un tir che ne trasporta quindici bancali di piene si rovescia in autostrada disperdendo il carico ed inquinando la zona, perché non doveva viaggiare munito delle stesse autorizzazioni che vengono richieste a chi ne trasporta quindi bancali di vuote?

È chiaro che una cartuccia piena ha un potenziale inquinante maggiore di una vuota ma con qualche residuo, lo capirebbe chiunque.

La definizione di rifiuto è: “qualunque sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi, voglia od abbia l’obbligo di disfarsi”. Una persona che entra in un negozio ed acquista per il proprio ufficio delle cartucce nuove e piene, evidentemente non compie alcuna delle azioni sopra menzionate, perciò può andarsene in giro allegramente per la città con etti di toner sul sedile del passeggero, senza che –potenza della normativa- questo sia considerato un rifiuto speciale come quando quelle stesse cartucce saranno esaurite.

 

* 35 anni, veneziano di origine ma trevigiano di adozione,  si occupa dal 1997 di tematiche ambientali e di gestione di aziende inserite nel circuito del riciclaggio dei rifiuti.  Presidente di Assoritech – associazione nazionale degli operatori del riutilizzo, Direttore della rivista Il Rigeneratore Italiano.  Pubblicista per diverse testate a carattere culturale e tecnico.

Febbraio 6, 2008

Ma Napoli è così lontana?

di Umberto

Presentato oggi il “Rapporto rifiuti 2007″ annuale compendio statistico della produzione – e raccolta, smaltimento, recupero – dei rifiuti nel nostro Paese.

Accanto al dato significativo del continuo aumento della produzione di rifiuti – siamo a 640 kilogrammi prodotti da ognuno di noi ogni anno – c’è una curiosità che, in tempo di emergenza in Campania fa discutere: presa ad esempio la provincia di Pavia (profondo Nord, autosufficiente nello smaltimento e che, su diktat del Presidente della Regione non ha accolto – pur potendolo fare – un solo kilo di rifiuti di Napoli) notiamo che solo dieci comuni raccolgono differenziatamente più del 37% esattamente come la provincia di Napoli…

C’è molto da fare, pensando che l’obiettivo era raggiungere in tutto il Paese una percentuale di raccolta differenziata pari al 40% entro il 2007 ed invece siamo a poco più del 25%.

Gennaio 31, 2008

Se il supermercato non paga i rifiuti

di Umberto

Il 29 Gennaio è stato pubblicato il “correttivo” del “codice dell’ambiente”.

Si tratta di 80 pagine di norme che modificano ed integrano il decreto 152 del 2006 e che, in particolare, stabiliscono che supermercati ed industrie non pagheranno più la Tassa o la Tariffa per lo smaltimento dei rifiuti.

In realtà la norma non consente l’assimilazione agli urbani dei rifiuti speciali (la possibilità, cioè, che i rifiuti prodotti dalle attività commerciali ed industriali, che, di norma, sono “speciali”, possano essere ritirati dal servizio pubblico) prodotti su superfici produttive e di vendita superiori a 450 mq nei comuni con meno di 10.000 abitanti e superiori a 750 mq negli altri comuni, ma la conseguenza diventa immediata: se i rifiuti non sono assimilati e non possono essere, quindi, ritirati dal servizio pubblico, il comune non può farsi pagare per il ritiro.

Bel colpo perché, considerato che i costi dei servizi non diminuiranno per questo (ci sarebbe da discutere a lungo e approfonditamente…se qualcuno se la sente), succederà che altri dovranno sostituirsi al pagamento: piccoli negozi, piccole attività e, soprattutto, le famiglie.

Unico aspetto positivo (così per dire) è che per entrare definitivamente in vigore la norma ha bisogno di un “Regolamento d’attuazione”: la speranza è che – se e quando uscirà – possa allontanare gli scenari peggiori…