gennaio 31, 2008

Se il supermercato non paga i rifiuti

di Umberto

Il 29 Gennaio è stato pubblicato il “correttivo” del “codice dell’ambiente”.

Si tratta di 80 pagine di norme che modificano ed integrano il decreto 152 del 2006 e che, in particolare, stabiliscono che supermercati ed industrie non pagheranno più la Tassa o la Tariffa per lo smaltimento dei rifiuti.

In realtà la norma non consente l’assimilazione agli urbani dei rifiuti speciali (la possibilità, cioè, che i rifiuti prodotti dalle attività commerciali ed industriali, che, di norma, sono “speciali”, possano essere ritirati dal servizio pubblico) prodotti su superfici produttive e di vendita superiori a 450 mq nei comuni con meno di 10.000 abitanti e superiori a 750 mq negli altri comuni, ma la conseguenza diventa immediata: se i rifiuti non sono assimilati e non possono essere, quindi, ritirati dal servizio pubblico, il comune non può farsi pagare per il ritiro.

Bel colpo perché, considerato che i costi dei servizi non diminuiranno per questo (ci sarebbe da discutere a lungo e approfonditamente…se qualcuno se la sente), succederà che altri dovranno sostituirsi al pagamento: piccoli negozi, piccole attività e, soprattutto, le famiglie.

Unico aspetto positivo (così per dire) è che per entrare definitivamente in vigore la norma ha bisogno di un “Regolamento d’attuazione”: la speranza è che – se e quando uscirà – possa allontanare gli scenari peggiori…

gennaio 31, 2008

STATEoftheNET

8 e 9 febbraio ad Udine STATEoftheNET un’ottima occasione di confronto e di approfondimento.

Noi ci siamo.

gennaio 29, 2008

Modi di partecipazione

la settimana scorsa siamo stati ricevuti da un giovane assessore di un comune dell’Oltrepo’: il tema era la comunicazione, il web e la possibilita’ da parte della PA di fornire servizi che aumentassero la partecipazione dei cittadini.

Leggo oggi Maurizio che ripropone in modo molto lineare e chiaro il concetto di partecipazione.

Dice:

Non posso che condividere il pensiero di Gary Hayes quando afferma che non è possibile esprimere una definzione del concetto a livello assoluto, ma che ci sono diversi gradi di partecipazione.
Il concetto di partecipazione e di collaborazione sui media digitali non sono ancora stati esplorati in modo approfondito.

Esistono infatti oltre a diversi livelli di partecipazione anche:

  • diverse modalità di partecipazione
  • diversi stili di partecipazione
  • diversi contesti di partecipazione
  • diversi obiettivi di partecipazione

Proporre una tassonomia di partecipatori rappresenta pertanto una prima analisi per comprendere i processi di co-creazione in rete.

Non tutti sono partecipatori allo stesso modo nelle stesse comunità e allo stesso tempo, per questo è importante cominciare a comprendere i differenti contesti in cui differenti segmenti di persone ad esempio fruiscono i contenuti digitali in modo passivo, interattivo, partecipativo/collaborativo.

Non e’ lo strumento che fa il successo ma la capacita’ di coinvolgimento che si riesce ad esprimere, il tipo di offerta, e soprattutto la focalizzazione dell’obiettivo e dello strumento da utilizzare per raggiungere gli obiettivi prefissi.

gennaio 29, 2008

Molti PC e poca efficenza nei comuni italiani

Un recente studio di Ocap (Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche della Sda Bocconi), monitora la situazione dei comuni italiani. Pare non manchino i PC ma i servizi sono carenti ed inefficenti.

” Nel 60% dei Comuni con più di 40.000 abitanti il rapporto tra computer e dipendenti è ormai di uno a uno, il 66,4% ha un sito internet da almeno cinque anni e praticamente in tutti i casi (98,4%) almeno l’edificio principale è cablato, dice il rapporto dell’Università Bocconi.”

“I veri problemi stanno in un backoffice frammentato, che si riflette in una scarsa integrazione dei processi e in una limitata offerta di servizi on line ai cittadini”, dice lo studio.

Di fronte ad una crescente domanda di servizi, spesso i comuni non riescono ad offrire risposte significative.

E’ una problematica su cui e’ necessario riflettere.

La nostra esperienza ci dice che l’attenzione e’ elevata e spesso i comuni cercano di metterci una toppa, e’ necessario pero’ accelerare i tempi. Va fatto uno sforzo culturale per facilitare e promuovere l’accesso.

La fonte e’ Reuters  l’intero e documentato articolo lo trovi qui.

gennaio 28, 2008

Disinventare la modernita’

I politici snocciolano sempre più spesso presunti “dati scientifici” nei loro discorsi. Conservatori o progressisti che siano, tutti si affannano ad assicurarsi il sostegno di qualche “dato certo”, fornito da “esperti”, per le loro opinioni e decisioni. Come se vi fossero certezze sui fatti e univocità di interpretazioni. Le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche hanno contribuito a creare il nostro mondo moderno. L’hanno reso più vivibile e confortevole. Ma nessun esperto, nessuno scienziato, può controllare e prevedere ogni cosa. E gli “effetti collaterali” dello sviluppo si moltiplicano e amplificano. Che fare? Che fare se l’intreccio di fatti e valori sembra destinato a riproporsi, a dispetto del progresso e della modernità, e diversi sistemi di valori si affrontano? Latour in queste brevi conversazioni delinea una risposta forte. Bisogna “disinventare” la modernità e costruire spazi di mediazione, di negoziazione, fra diverse culture, saperi e tradizioni. Solo attraverso l’idea di un mondo comune potremo comprenderne la pluralità.

Via Eleuthera . Io conto di leggerlo :-)

gennaio 27, 2008

Silver Surfer

Abbiamo letto di un compattamento delle categorie che utilizzano il web. Sembra che il digital divide vada a colpire coloro che non sanno usare il PC, non lo posseggono perche’ troppo costoso, non sanno cosa andare a fare in rete.

Da Repubblica questa notizia che da un lato decisamente controtendenza senz’altro ci deve far pensare a prodoti e servizi che vadano a portre il web2.0 fuori dai circoli degli utilizzatori abituali.

“In Gran Bretagna sono la categoria più in espansione fra gli internauti La tendenza viene dagli Usa e si avvicina all’Europa. Ma l’Italia è ancora in ritardo…
negli Stati Uniti per i pensionati la rete da tempo non è più tabù con il 22 per cento dei +65 che la usa abitualmente. E la tendenza sembra prendere piede anche in Europa, con i paesi del nord che la stanno recependo prima – Gran Bretagna in testa – mentre i mediterranei Italia e Spagna rimangono più indietro. Anche in Germania e Francia, sempre secondo Nielsen, gli internauti over 55 nell’ultimo anno sono cresciuti in media di tre punti (da 18 a 22 % in Germania, da 17 a 19 % in Francia nel periodo ottobre 2006-2007).
… L’ultimo rapporto Censis/Repubblica informa che un quinto gli over 60 in Italia usa quotidianamente internet per più di un’ora…”

Un occhio a questa tendenza va dato, e’ necessario sempre di piu’ che le facility rappresentate dal web siano disponibili a vastissimo raggio.
Una occasione ghiotta per le pubbliche amministrazioni grandi e piccole.