8 e 9 febbraio ad Udine STATEoftheNET un’ottima occasione di confronto e di approfondimento.
Noi ci siamo.
8 e 9 febbraio ad Udine STATEoftheNET un’ottima occasione di confronto e di approfondimento.
Noi ci siamo.
la settimana scorsa siamo stati ricevuti da un giovane assessore di un comune dell’Oltrepo’: il tema era la comunicazione, il web e la possibilita’ da parte della PA di fornire servizi che aumentassero la partecipazione dei cittadini.
Leggo oggi Maurizio che ripropone in modo molto lineare e chiaro il concetto di partecipazione.
Dice:
“Non posso che condividere il pensiero di Gary Hayes quando afferma che non è possibile esprimere una definzione del concetto a livello assoluto, ma che ci sono diversi gradi di partecipazione.
Il concetto di partecipazione e di collaborazione sui media digitali non sono ancora stati esplorati in modo approfondito.
Esistono infatti oltre a diversi livelli di partecipazione anche:
Proporre una tassonomia di partecipatori rappresenta pertanto una prima analisi per comprendere i processi di co-creazione in rete.
Non tutti sono partecipatori allo stesso modo nelle stesse comunità e allo stesso tempo, per questo è importante cominciare a comprendere i differenti contesti in cui differenti segmenti di persone ad esempio fruiscono i contenuti digitali in modo passivo, interattivo, partecipativo/collaborativo.“
Non e’ lo strumento che fa il successo ma la capacita’ di coinvolgimento che si riesce ad esprimere, il tipo di offerta, e soprattutto la focalizzazione dell’obiettivo e dello strumento da utilizzare per raggiungere gli obiettivi prefissi.
Un recente studio di Ocap (Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche della Sda Bocconi), monitora la situazione dei comuni italiani. Pare non manchino i PC ma i servizi sono carenti ed inefficenti.
” Nel 60% dei Comuni con più di 40.000 abitanti il rapporto tra computer e dipendenti è ormai di uno a uno, il 66,4% ha un sito internet da almeno cinque anni e praticamente in tutti i casi (98,4%) almeno l’edificio principale è cablato, dice il rapporto dell’Università Bocconi.”
“I veri problemi stanno in un backoffice frammentato, che si riflette in una scarsa integrazione dei processi e in una limitata offerta di servizi on line ai cittadini”, dice lo studio.
Di fronte ad una crescente domanda di servizi, spesso i comuni non riescono ad offrire risposte significative.
E’ una problematica su cui e’ necessario riflettere.
La nostra esperienza ci dice che l’attenzione e’ elevata e spesso i comuni cercano di metterci una toppa, e’ necessario pero’ accelerare i tempi. Va fatto uno sforzo culturale per facilitare e promuovere l’accesso.
La fonte e’ Reuters l’intero e documentato articolo lo trovi qui.
I politici snocciolano sempre più spesso presunti “dati scientifici” nei loro discorsi. Conservatori o progressisti che siano, tutti si affannano ad assicurarsi il sostegno di qualche “dato certo”, fornito da “esperti”, per le loro opinioni e decisioni. Come se vi fossero certezze sui fatti e univocità di interpretazioni. Le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche hanno contribuito a creare il nostro mondo moderno. L’hanno reso più vivibile e confortevole. Ma nessun esperto, nessuno scienziato, può controllare e prevedere ogni cosa. E gli “effetti collaterali” dello sviluppo si moltiplicano e amplificano. Che fare? Che fare se l’intreccio di fatti e valori sembra destinato a riproporsi, a dispetto del progresso e della modernità, e diversi sistemi di valori si affrontano? Latour in queste brevi conversazioni delinea una risposta forte. Bisogna “disinventare” la modernità e costruire spazi di mediazione, di negoziazione, fra diverse culture, saperi e tradizioni. Solo attraverso l’idea di un mondo comune potremo comprenderne la pluralità.
Via Eleuthera . Io conto di leggerlo
Abbiamo letto di un compattamento delle categorie che utilizzano il web. Sembra che il digital divide vada a colpire coloro che non sanno usare il PC, non lo posseggono perche’ troppo costoso, non sanno cosa andare a fare in rete.
Da Repubblica questa notizia che da un lato decisamente controtendenza senz’altro ci deve far pensare a prodoti e servizi che vadano a portre il web2.0 fuori dai circoli degli utilizzatori abituali.
“In Gran Bretagna sono la categoria più in espansione fra gli internauti La tendenza viene dagli Usa e si avvicina all’Europa. Ma l’Italia è ancora in ritardo…
negli Stati Uniti per i pensionati la rete da tempo non è più tabù con il 22 per cento dei +65 che la usa abitualmente. E la tendenza sembra prendere piede anche in Europa, con i paesi del nord che la stanno recependo prima – Gran Bretagna in testa – mentre i mediterranei Italia e Spagna rimangono più indietro. Anche in Germania e Francia, sempre secondo Nielsen, gli internauti over 55 nell’ultimo anno sono cresciuti in media di tre punti (da 18 a 22 % in Germania, da 17 a 19 % in Francia nel periodo ottobre 2006-2007).
… L’ultimo rapporto Censis/Repubblica informa che un quinto gli over 60 in Italia usa quotidianamente internet per più di un’ora…”
Un occhio a questa tendenza va dato, e’ necessario sempre di piu’ che le facility rappresentate dal web siano disponibili a vastissimo raggio.
Una occasione ghiotta per le pubbliche amministrazioni grandi e piccole.